venerdì 27 marzo 2015

                    EXPO MILANO 2015 A RISCHIO

Dopo la scoperta della cupola che ha gestito le gare per Expo 2015, le opere che rischiano davvero di bloccarsi per sempre. 

 Cosa rischia l’Expo di Milano? A 24 ore dalla maxi operazione della Guardia di Finanza che ha portato in carcere sette persone, compreso il direttore generale Angelo Paris, la domanda ricorre nei palazzi lombardi e romani.
Il sindaco Giuliano Pisapia ha assicurato che è già stato trovato un altro nome per seguire i cantieri. Ma dopo l’ultima tempesta che si è abbattuta sul grande evento, il commissario Giuseppe Sala ha pensato anche di lasciare. E si capisce.
I progetti sono in ritardo, le metropolitane non verranno realizzate in tempo,  le vie d’acqua saranno terminate dopo il 2015. E i soli padiglioni che sono partiti sono quelli delle squadre teutoniche di Germania, Austria e Giappone.
E per rispettare la tabella di marcia bisognerebbe allentare i controlli. Ma il rischio è perdere la faccia. Che fare dunque?
La magistratura assicura che i lavori possono continuare: «Le carte» ribadisce il procuratore Edmondo Bruti Liberati a Expo2015notizie.it «non sono i cantieri: si può andare avanti».  E Sala promette di «passare al setaccio ogni appalto».
IL GIOCO DEI RICORSI INCROCIATI
Le due gare vinte dai consorzi guidati dalla Maltauro e dalla Mantovani Spa, finite al centro dell’inchiesta della procura, permettono di subappaltare oltre il 50% dei lavori. Dei 108 appalti affidati nel 2013, 44 sono in procedura negoziata, senza gara. E le strade per arginare l’illegalità non sono affatto semplici e potrebbero fare scattare ricorsi incrociati e richieste danni capaci di bloccare ancora la macchina dell’Esposizione universale.

 Per finire i lavori in tempo per l’Expo, bisogna fare in fretta. E infatti per gli appalti finiti nel mirino della procura sono state utilizzate procedure d’urgenza. L’appalto più importante dell’intera opera, quello della Piastra, cioè l’infrastruttura di base di Expo, è stato affidato il 3 agosto 2012 alla cordata capitanata dalla Mantovani Spa per un valore di 165 milioni e 130 mila euro.
Si tratta dell’appalto fondamentale per l’avvio di tutti gli altri lavori: via via che la piastra verrà ultimata, spiega il portale di Expo, dovrebbero essere realizzate le opere idriche, i percorsi per i visitatori e tutti gli impianti tecnologici, le aree tematiche del Future Food District e Art&Food, le aree verdi interne e la collina, le tende a copertura dei due assi principali, gli spazi interrati adibiti a deposito e locali tecnici e i locali dove sorgono bar e ristoranti.

 Alla gara d'appalto, partita da un valore iniziale di 272 milioni di euro hanno partecipato 9 società, tra cui l’Impregilo, data per favorita fino all’arresto del suo presidente Massimo Ponzellini a maggio 2012. La Mantovani che alla fine si è aggiudicata l’appalto ha la possibilità da contratto di subappaltare il 69,20% dei lavori.
Il 29 novembre del 2013 poi la stessa società ha ottenuto in procedura negoziata, cioè senza pubblicazione di bando di gara, in una sorta di trattativa privata, le opere complementari per altri 34 milioni 567 mila euro, da realizzare in 608 giorni cioè per l’estate 2015.

 

 La Maltauro Spa, invece, gruppo guidato dal re del mattone Enrico Maltauro, finito agli arresti, si è aggiudicato in consorzio con la cooperativa rossa Cefla  la gara per le architetture di servizio, cioè per i locali che ospiteranno bar e ristoranti: un appalto da 55 milioni e 680 mila euro affidato sempre in procedura ristretta e con la possibilità di subappaltare il 57,37% dei lavori.
L’incarico si aggiunge all’appalto da 54 milioni vinto nel 2012 per realizzare parte del progetto delle vie d’acqua (qui l’avviso di aggiudicazione).
Per entrambe a fare da supporto alla stazione appaltante, cioè Expo, nella gestione delle gare, è stata Infrastrutture Lombarde, la partecipata di regione Lombardia, decapitata dagli arresti. Ma i responsabili unici dei procedimenti sono due uomini di Expo: per l’appalto della Maltauro c’è la firma di Angelo Paris, il direttore della pianificazione e dei contratti di Expo. E per la Mantovani, l’ingegnere Carlo Chiesa, capo ingegnere del comune di Reggio Emilia ai tempi della giunta Delrio, prima di passare alla Milano dell’Expo. Entrambi erano finiti assieme a Sala nelle carte dell’inchiesta Infrastruttute Lombarde.

 I magistrati tuttavia non hanno predisposto il sequestro per nessuno dei cantieri. Si sono limitati a porre sotto sequestro gli atti amministrativi sulle gare d’appalto. E secondo l’articolo 38 del codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 163 del 2006) se gli appalti sono in corso, le società possono continuare a lavorare, almeno finché non arriva una condanna definitiva. Solo la sentenza infatti porterebbe lo stop: almeno cinque anni di esclusione da ogni gara di appalto (tre in caso di patteggiamento). E bisognerebbe aspettare la riabilitazione davanti al giudice di sorveglianza. Il rischio però è che le indagini portino a nuove scoperte e a nuovi stop. Soprattutto considerando il numero dei possibili subappalti. Solo guardando ai 108 appalti aggiudicati nel 2013, 44 gare sono in procedura negoziata, cioè senza gara.

 

Dopo la scoperta della cupola che ha gestito le gare per Expo 2015, le opere che rischiano davvero di bloccarsi per sempre.

Cosa rischia l’Expo di Milano? A 24 ore dalla maxi operazione della Guardia di Finanza che ha portato in carcere sette persone, compreso il direttore generale Angelo Paris, la domanda ricorre nei palazzi lombardi e romani.
Il sindaco Giuliano Pisapia ha assicurato che è già stato trovato un altro nome per seguire i cantieri. Ma dopo l’ultima tempesta che si è abbattuta sul grande evento, il commissario Giuseppe Sala ha pensato anche di lasciare. E si capisce.
I progetti sono in ritardo, le metropolitane non verranno realizzate in tempo,  le vie d’acqua saranno terminate dopo il 2015. E i soli padiglioni che sono partiti sono quelli delle squadre teutoniche di Germania, Austria e Giappone.
E per rispettare la tabella di marcia bisognerebbe allentare i controlli. Ma il rischio è perdere la faccia. Che fare dunque?
La magistratura assicura che i lavori possono continuare: «Le carte» ribadisce il procuratore Edmondo Bruti Liberati a Expo2015notizie.it «non sono i cantieri: si può andare avanti».  E Sala promette di «passare al setaccio ogni appalto».
IL GIOCO DEI RICORSI INCROCIATI
Le due gare vinte dai consorzi guidati dalla Maltauro e dalla Mantovani Spa, finite al centro dell’inchiesta della procura, permettono di subappaltare oltre il 50% dei lavori. Dei 108 appalti affidati nel 2013, 44 sono in procedura negoziata, senza gara. E le strade per arginare l’illegalità non sono affatto semplici e potrebbero fare scattare ricorsi incrociati e richieste danni capaci di bloccare ancora la macchina dell’Esposizione universale.
expo mappa ok uno

SUBAPPALTI E PROCEDURE D’URGENZA

Per finire i lavori in tempo per l’Expo, bisogna fare in fretta. E infatti per gli appalti finiti nel mirino della procura sono state utilizzate procedure d’urgenza. L’appalto più importante dell’intera opera, quello della Piastra, cioè l’infrastruttura di base di Expo, è stato affidato il 3 agosto 2012 alla cordata capitanata dalla Mantovani Spa per un valore di 165 milioni e 130 mila euro.
Si tratta dell’appalto fondamentale per l’avvio di tutti gli altri lavori: via via che la piastra verrà ultimata, spiega il portale di Expo, dovrebbero essere realizzate le opere idriche, i percorsi per i visitatori e tutti gli impianti tecnologici, le aree tematiche del Future Food District e Art&Food, le aree verdi interne e la collina, le tende a copertura dei due assi principali, gli spazi interrati adibiti a deposito e locali tecnici e i locali dove sorgono bar e ristoranti.
L’APPALTO ALLA MANTOVANI
Alla gara, partita da un valore iniziale di 272 milioni di euro hanno partecipato 9 società, tra cui l’Impregilo, data per favorita fino all’arresto del suo presidente Massimo Ponzellini a maggio 2012. La Mantovani che alla fine si è aggiudicata l’appalto ha la possibilità da contratto di subappaltare il 69,20% dei lavori.
Il 29 novembre del 2013 poi la stessa società ha ottenuto in procedura negoziata, cioè senza pubblicazione di bando di gara, in una sorta di trattativa privata, le opere complementari per altri 34 milioni 567 mila euro, da realizzare in 608 giorni cioè per l’estate 2015.
MALTAURO E LA DIVISIONE DELLA TORTA CON LE COOP ROSSE
La Maltauro Spa, invece, gruppo guidato dal re del mattone Enrico Maltauro, finito agli arresti, si è aggiudicato in consorzio con la cooperativa rossa Cefla  la gara per le architetture di servizio, cioè per i locali che ospiteranno bar e ristoranti: un appalto da 55 milioni e 680 mila euro affidato sempre in procedura ristretta e con la possibilità di subappaltare il 57,37% dei lavori.
L’incarico si aggiunge all’appalto da 54 milioni vinto nel 2012 per realizzare parte del progetto delle vie d’acqua (qui l’avviso di aggiudicazione).
Per entrambe a fare da supporto alla stazione appaltante, cioè Expo, nella gestione delle gare, è stata Infrastrutture Lombarde, la partecipata di regione Lombardia, decapitata dagli arresti. Ma i responsabili unici dei procedimenti sono due uomini di Expo: per l’appalto della Maltauro c’è la firma di Angelo Paris, il direttore della pianificazione e dei contratti di Expo. E per la Mantovani, l’ingegnere Carlo Chiesa, capo ingegnere del comune di Reggio Emilia ai tempi della giunta Delrio, prima di passare alla Milano dell’Expo. Entrambi erano finiti assieme a Sala nelle carte dell’inchiesta Infrastruttute Lombarde.
CANTIERI, PER ORA NESSUN SEQUESTRO
I magistrati tuttavia non hanno predisposto il sequestro per nessuno dei cantieri. Si sono limitati a porre sotto sequestro gli atti amministrativi sulle gare d’appalto. E secondo l’articolo 38 del codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 163 del 2006) se gli appalti sono in corso, le società possono continuare a lavorare, almeno finché non arriva una condanna definitiva. Solo la sentenza infatti porterebbe lo stop: almeno cinque anni di esclusione da ogni gara di appalto (tre in caso di patteggiamento). E bisognerebbe aspettare la riabilitazione davanti al giudice di sorveglianza. Il rischio però è che le indagini portino a nuove scoperte e a nuovi stop. Soprattutto considerando il numero dei possibili subappalti. Solo guardando ai 108 appalti aggiudicati nel 2013, 44 gare sono in procedura negoziata, cioè senza gara.
expo testo circolare
Il dossier è delicato. Per garantire la trasparenza, i magistrati potrebbero anche decidere di commissariare le società coinvolte nelle inchieste sulle tangenti, imponendo al loro vertice un custode giudiziario, come previsto dal decreto legislativo dell’8 giugno 2001 che regola la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Ma potrebbe muoversi  anche la stessa Expo: la stazione appaltante infatti può autotutelarsi e riaffidare gli appalti ai secondi arrivati nella graduatoria finale delle gare. A quel punto potrebbero partire altri ricorsi al Tar e richieste danni. Basti considerare che la stessa Maltauro ha chiesto a Expo 13 milioni di danni per i ritardi nei via libera al progetto vie d’acqua.
 IL FALLIMENTO DEL MODELLO BERTOLASO
Per fare più in fretta in questi mesi, Comune, Regione e Prefettura avevano considerato la possibilità di seguire il modello Bertolaso e protezione civile, facendo di Sala un plenipotenziario e liberando gli appalti di Expo dai normali vincoli per gli appalti.
Un assaggio è stato il cambio di passo sul protocollo della legalità. Pensato per bloccare le infiltrazioni mafiose, l’autoregolamento prevedeva la tracciabilità di tutte le gare e il controllo antimafia su tutti gli appalti oltre i 50 mila euro. Ma in nome dei ritardi nei lavori, il limite è stato raddoppiato: niente controlli antimafia fino ai 100 mila euro (sempre sotto la normativa ufficiale che prevede la soglia a 150 mila). Le nuove regole meno stringenti dovrebbero essere applicate alle gare per la costruzioni dei padiglioni stranieri, previste quest’estate. Alla faccia degli attuali proclami sulla legalità.
             Questo articolo è stato scritto da  Giovanna Faggionato in expo 1015 notizie

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